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Nascita dei fischietti tradizionali siciliani
In Sicilia il culto dei Santi avvenne nel periodo della denominazione normanna, quando Papa Urbano VIII nel 1630 decretò regolamenti per stabilire l’elezione dei Santi protettori. Le feste patronali in Sicilia sono testimonianza di quanto il popolo è devoto per il Santo Protettore.
Il pastore, il benestante, il proprietario terriero instaura con il Santo un rapporto personale o famigliare e per questo motivo è il Santo ad avere attenzione ed ammirazione più dello stesso nucleo familiare. Nel tempo la casa si trasforma in una sorta di tempio-sacrale, con raccolte di stampe, santini e qualche statuine di legno con l’effige del proprio protettore adornano stanze e pareti.
A ”LUI” dà il potere di vigilare sulla propria casa e assegna lo stesso nome del santo al proprio figlio; e dato dal popolo l’incarico di proteggere il paese, ma quando il Santo Patrono delude le attese, il popolo scende in piazza e a suon di tamburo deponevano il Santo per dar posto ad un altro.
Il culmine della piena adorazione del Santo si ha nel giorno a lui dedicato. Il paese si trasforma, tutto è in festa, le bancarelle fanno da cornice alle vie principali vendendo di tutto: dolciumi, frutta secca, giocattoli e statuine del Santo Patrono fischiante o muto.
Agli inizi del secolo lo studioso di tradizioni popolari G.Pitrè osserva la presenza d’alcuni fischietti in terracotta particolari “i Santi Patroni che fischiano”. I Santi Patroni non sono che grossolani bassorilievi di Santi realizzati in terracotta con alle spalle il fischietto. I bambini li acquistavano, rincorrendo il proprio Santo Patrono, simulavano nei giochi le processioni secondo una ritualità codificata.
Queste statuine sono dei fischietti, appartengono alla famiglia degli strumenti musicali detti aerofoni, il suono è provocato dalla vibrazione dell’aria.
Il Santo Patrono che fischiava, era considerato dal bambino non un oggetto da venerazione, ma un giocattolo ludico, un giocattolo”magico-religioso”; i ragazzi potevano giocare e fischiare a perdifiato anche in onore del Santo Patrono per le vie del paese con allegria.
Oggi questa simpatica e giovanile tradizione non esiste più, ma assistiamo ad un fenomeno di riqualificazione dell’oggetto sonoro.
Al fischietto è dedicato il “museo”, dove abili ceramisti producono fischietti tradizionali e innovativi e con un po’ di fortuna si possono trovare in qualche bancarella in una delle tante feste di rievocazione storica.
Certamente lo spirito che animava questi fischietti non è più lo stesso, ma ci piace avere la visione di un mondo immaginario, dove nella tradizione, creatività e rito convivono ancora vivi nella nostra memoria.
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