Madonna dei Miracoli

Fischietti-santi

Dopo un biennio di silenzio e nel sentito ricordo del Sig. Giuseppe Di martino (alias "Ciccitto"), per anni entusiasta ed organizzatore dell'evento , sabato 1 marzo ed il giorno successivo, liturgicamente la iv domenica di quaresima, con semplici e modeste manifestazioni ricreative volute dagli abitanti della zona, tra i quali moltissimi giovani, il quartiere "miracoli" di Caltagirone torna a festeggiare la "Madonna di Valverde" (o S.Maria dei Miracoli, nome popolarmente attribuito alla S.Vergine per i molti prodigi operati) nell'omonima Chiesa costruita dove un tempo esisteva l'antica Sinagoga di via Judeca, nel cuore dell'antico ghetto ebraico, sorto nel quartiere S.Giuliano per un'imposizione regia del 1312.

Fino agli anni '50 del secolo scorso per questa ricorrenza, che localmente apre il periodo pasquale, tornavano sulle bancarelle degli ambulanti i famosi fischietti in terracotta, vanto dell'artigianato locale, alcuni raffiguranti usuali oggetti o personaggi d'ogni giorno (la nobildonna,il ciclista, il panierino infiorato,il cavaliere),altri personaggi profani e visti in chiave caricaturale ( il re a cavallo o il carabiniere in alta uniforme). Fra tutti un posto privilegiato trovava "u ruscignolu", fischietto a forma sferica, da realizzarsi esclusivamente al tornio e che bisogna quasi riempire d'acqua per darci l'armonico suono simile al canto dell'usignolo.

Sulle bancarelle,poste ai margini della ripida discesa di Via Judeca, di sera sfarzosamente illuminate con lampade ad acetilene, riapparivano anche dei dolci tipici a bastoncino che saranno localmente venduti sino alla festa di S.Francesco di Paola, la seconda settimana dopo Pasqua. Sono " a cubaita", " a giuggiulena","a cannausa" ( dai nomi arabi),impasti di ceci,sesamo e miele,produzione secolare dei maestri "caliaturi" del ghetto.

Per la ricorrenza erano tanti i pellegrini che "per grazia ricevuta" arrivavano a Caltagirone fin dalle prime ore della nottata precedente, e trovavano ospitalità e riparo dal gelido clima di marzo nei tanti "fondaci" e bettole di gui era dotato il quartiere.

L'atmosfera di festa e le conseguenziali sbornie causate dai tanti incontrollati "beveraggi" antifreddo hanno fatto volgarmente defnire la festa " a Bedda Matri ri 'mbriachi" ( la Madonna degli ubriachi).

La festa finiva in prima serata con i tradizionali "suffareddi"(mortaretti) e con l'accensione di un gran falò( " a luminaria"),nel ricordo di quello che si allestiva la notte precedente la festa e che serviva a dare sollievo ai pellegrini che giungevano durante la notte, assiderati dai rigori del freddo di marzo.

Tramonta nei primi anni del secolo scorso il popolare gioco "ra 'ntinna" o della pentolaccia che avveniva nel largo spiazzo antistante la Chiesa nel pomeriggio del giorno della festa e che,assieme al frastuono assordante delle campane ed al vocio della folla frammisto alle grida dei venditori,dava un tocco d'immenso folclore alla festa, punto d'inizio delle annuali festività cittadine.

Con l'occasione gli abitanti del quartiere intendono sottoporre a chi di competenza il totale stato di abbandono in cui versa la storica chiesetta,ormai fatiscente e che necessita di un serio restauro conservativo.

Articoli pubblicato su "l'obiettivo" del 27 Febbraio 2008, scritto da Totò Cardello

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